Attuare la didattica personalizzata

Personalizzare didatticaDi Rossana Gabrieli (Rivista BES e DSA in classe) – Le direttive ministeriali sui Bisogni Educativi Speciali (BES, 27/12/2012) hanno richiamato  l’attenzione sulla necessità di realizzare e potenziare la cultura dell’inclusione, con riferimento alle tre grandi aree della disabilità, dei disturbi evolutivi specifici e  dello svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale. Viene così sancito il definitivo superamento di una concettualizzazione della scuola qual era in un passato nemmeno troppo lontano, scarsamente attenta ai bisogni della persona, ma dove era praticata, piuttosto, l’omologazione dei processi di insegnamento-apprendimento, in una malintesa interpretazione del principio di  uguaglianza, per cui venivano assicurati a tutti i medesimi contenuti attraverso le stesse modalità didattiche.

La scuola oggi, si configura, al contrario, come “scuola dell’inclusione”, in cui la didattica personalizzata è parte significativa e consolidata delle buone prassi.

L’attuazione di un percorso personalizzato conduce ad alcune riflessioni.
Innanzitutto, la personalizzazione didattico-metodologica implica l’attuazione di prassi didattiche di qualità per tutti gli alunni, piuttosto che per particolari gruppi di alunni. Strategie, tecniche, strumenti messi in campo per DSA e BES sono validi e utilizzabili per tutta la classe,  mentre non può essere vero il contrario. Si tratta, dunque, di praticare una didattica per tutti piuttosto che una didattica “speciale”.

In secondo luogo, la didattica personalizzata trova fondamento nella conoscenza degli stili cognitivi e nelle modalità di apprendimento di ogni alunno; riconoscere, da parte del docente, che le persone apprendono secondo modalità diverse, mettendo in campo differenti stili cognitivi, strategie e sistemi di compensazione per elaborare le informazioni, significa lavorare realisticamente affinché ogni apprendente possa potenziare le proprie conoscenze e abilità e acquisire così nuove competenze.

In sintesi, l’inclusione scolastica si realizza quando il docente:

  1. acquisisce le informazioni relative al pregresso percorso scolastico dell’allievo;
  2. rileva gli stili cognitivi e le modalità di apprendimento personali dello studente;
  3. personalizza l’intervento formativo (redige il Piano Didattico Personalizzato – o PDP- con adeguamento degli obiettivi di apprendimento, scelta della metodologia, delle strategie, delle tecniche didattiche, degli strumenti compensativi e dispensativi e delle modalità di valutazione);
  4. condivide con l’allievo il patto formativo;
  5. effettua il monitoraggio dell’intervento e la revisione del PDP.

In merito alla stesura del PDP, è forse il caso di precisare che l’adeguamento degli obiettivi di apprendimento, che da comuni diventano “personalizzati”, non è da intendersi in senso riduttivo o semplificativo. Non si tratta, infatti, di rendere più semplici, se non addirittura di eliminare, contenuti, conoscenze e abilità rispetto a quanto previsto dal curricolo: lo studente con disturbo di apprendimento o con un bisogno educativo speciale non presenta discrepanze, a livello intellettivo, rispetto ai compagni con sviluppo tipico. Pertanto, ciò che si richiede agli insegnanti è, casomai, di attuare una didattica non “per contenuti”, ma per competenze.

In quest’ottica, anche l’ansia da “completamento del programma di studio”, tipica di tanti insegnanti persino nella scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, può essere superata nel momento in cui si ragiona non più su base quantitativa, in una concezione del sapere come accumulo di nozioni, ma su base qualitativa, ponendosi come finalità generale “lo sviluppo armonico e integrale della persona” (Indicazioni Nazionali per il Curricolo, 2012).

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