BES e DSA. Teatroterapia come supporto

teatroterapia (1)Di Claudia Gabrieli (Rivista BES e DSA in classe) – La teatroterapia può essere supporto al lavoro svolto dalla scuola, anche per l’apprendimento delle lingue straniere 

L’iter che si profila per ragazzi e famiglie che hanno a che fare con problematiche emergenti in ambito scolastico è notoriamente complesso che si giunga o meno ad una certificazione, l’intero nucleo familiare viene coinvolto in un percorso che richiede a ciascuno la messa in campo di risorse ed energie personali.

Per ottenere una certificazione occorrono, in alcune realtà, tempi d’attesa anche lunghi, da diversi mesi in su. Se, infine, la certificazione viene consegnata , occorre reimpostare e ripensare su nuove basi il rapporto intrafamiliare e con la scuola.

Eppure, questo non è il traguardo finale. Tant’è vero che, spessissimo, gli operatori, giunti al termine dell’iter diagnostico, si sentono rivolgere la fatidica domanda: “Ma mio figlio/mia figlia può “guarire”? Quello della “guarigione” è un concetto mutuato dal campo medico e, pertanto, poco adatto a descrivere un problema come, ad esempio, una dislessia o un’iperattività, soltanto per citare un paio di esempi abbastanza diffusi in ambito scolastico. È, invece, possibile, parlare di “trattamento”: ma è proprio qui che cominciano i problemi.Quali tipi di trattamento? Erogati da chi? Con quali costi?

Restiamo agli esempi accennati: pensiamo ad un bambino con ADHD o con DSA. Generalmente, famiglie e scuole intervengono con supporti a livello didattico: dai tutor appositamente preparati, ai doposcuola in cui operano professionisti ed esperti del settore. Ma questo non basta, ovviamente.

Ciò che davvero risulterebbe valido in ognuno d questi casi ed in ogni altro caso in cui si parli di “persona” in difficoltà, sarebbe un percorso di supporto psicologico. Pensiamo alla sofferenza del soggetto con disturbo d’apprendimento, scambiato per “pigro”, “distratto”, consapevole di non riuscire come i suoi compagni nelle attività scolastiche. Bassa autostima e rischi di depressione possono essere all’ordine del giorno. Lo stesso può dirsi per un soggetto iperattivo. Sempre, a fronte di una sofferenza della persona (in questo caso della persona in ambito scolastico), il supporto dello psicologo risulta importante.

Ma non tutte le famiglie compiono una tale scelta. A volte motivazioni economiche, altre volte immotivati timori di “giudizi” esterni impediscono a volte di accostarsi alla psicoterapia.

Esiste, però, una via ulteriore, non meno interessante ed efficace: parliamo del teatro. La teatroterapia non è nata oggi: Stanislavskij a Grotowski furono i veri maestri del teatro del secolo scorso e della nuova figura dell’attore.

Durante il percorso di teatroterapia, si ricorre a tecniche pre-espressive di lavoro sul corpo, sulla voce, sul gioco, a tecniche espressive vere e proprie che mettono in gioco spontaneità, improvvisazione, armonia e messa in scena, a tecniche post-espressive che si realizzano nella messa in scena, con relativa analisi dei vissuti (terapia verbale).

Insomma, il teatro diventa un percorso per mettere in luce blocchi emotivi, che trovano modo di essere rielaborati tramite il lavoro su se stessi, nel gruppo. Ma c’è anche dell’altro.Il teatro da tempo è una modalità di studio/apprendimento delle lingue straniere. Esistono esperienze documentate e significative di “teatro in lingua straniera”, che aiutano, soprattutto in presenza di problematiche di apprendimento, ad entrare nel vivo della lingua, utilizzandola in contesto significativi, stimolanti e gratificanti. Con esiti sorprendenti.

Rivista BES e DSA in classe

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