Bes e DSA. Misure dispensative: citate, ma poco applicate

Adulti DSA a scuolaDi Rossana Gabrieli (Rivista BES e DSA in classe) – Con l’avvio di ogni anno scolastico, riparte la procedura per la redazione o l’aggiornamento dei Piani Didattici Personalizzati per gli alunni con Disturbo Specifico di Apprendimento o con Bisogno Educativo Speciale. L’efficacia di questi documenti dipende da quanto nascano realmente dall’adesione alla realtà dell’alunno, ovvero da quanto partano veramente dai contenuti di certificazioni agli atti della scuola, dall’osservazione in classe e da ogni utile apporto e contributo forniti dalla famiglia.

È fin troppo noto, ben prima della Legge 170 del 2010, che per alunni DSA il ricorso agli strumenti compensativi ed alle misure dispensative siano una sorta di “passaggio obbligato”, ma, nei fatti, mentre qualunque insegnante, qualunque genitore, sanno tradurre il concetto di “compensazione” con il ricorso a computer, software, calcolatrice, registratore, solo per citare alcuni tra gli strumenti più noti e diffusi, non altrettanta chiarezza c’è in merito alle misure dispensative.

L’unico passaggio su cui la Legge appare chiara è quello relativo alle lingue straniere, in merito alle quali si fa riferimento alla dispensa dalla forma scritta, privilegiando lo studio della forma orale. Ma per le restanti discipline non si entra nel dettaglio. Eppure, il ricorso alle misure disensative risulta essere in moltissime situazioni una vera e propria ancora di salvezza per i ragazzi BES e DSA.

Infatti, uno dei motivi del loro insuccesso scolastico è legato al fatto che le richieste – adeguate per il resto della classe – risultano eccessive per BES e DSA, a causa del loro disturbo, il che comporta che questi studenti si stanchino e si affatichino molto più dei loro compagni, non riuscendo, pertanto, a portare a termine le consegne e dunque incorrendo anche nei rimproveri o riportando brutti voti.

Ma se, invece, si ricorre ad una riduzione delle richieste e del conseguente carico di lavoro (dispensa), senza per questo modificare i contenuti delle richieste medesime, allora lo studente saprà che potrà portare a termine quanto gli viene assegnato, sentendosi gratificato per quanto portato a termine. Ma “dispensa” significa anche evitare interrogazioni non programmate, non richiedere studio mnemonico laddove siano evidenti cadute e problematiche legate a questa abilità.

Ancora, quando si parla di dispensare, ci si riferisce, per esempio, ad evitare l’uso del vocabolario cartaceo, preferendogli quello in formato digitale.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare che i soggetti con Disturbo d’Apprendimento trovano molto difficile compiere contestualmente alcune attività, come scrivere sotto dettatura o copiare dalla lavagna, dunque, gli insegnanti dovrebbero evitare di sottoporre i propri studenti BES e DSA a compiti del genere, sostituendo la dettatura con supporti cartacei o digitalizzati e facendo lo stesso al posto del ricorso alla lavagna.

Si tratta, come si può vedere, di accorgimenti assolutamente alla portata di qualunque azione didattica, da parte di ogni insegnante, che però, al tempo stesso, recano grandi benefici agli studenti che possono usufruirne.

Ecco perché, quando si inserisce nel Piano Didattico Personalizzato la dicitura “misure dispensative” non si dovrebbe farlo senza la piena consapevolezza della portata del loro significato e, soprattutto, bisognerebbe sentirsi vincolati al ricorso a tali misure ogniqualvolta se ne presenti l’opportunità.

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