Quale relazione c’è tra DSA e Disturbo del linguaggio?

DSADi Claudia Gabrieli (Rivista BES e DSA in classe) – È ormai conclamata la comorbilità tra dislessia evolutiva e altri disturbi delle abilità scolastiche (disortografia, disgrafia, discalculia) come pure la condizione di co-occorrenza, cioè di contemporaneità o concomitanza in assenza di una relazione causale, tra deficit specifici dell’apprendimento e altri disturbi dell’organizzazione neuropsicologica, in particolare con disabilità della coordinazione motoria, disturbo del linguaggio, difficoltà di attenzione e iperattività.In Italia, alcuni importanti studi (Rescorla, 1998; Gagliano e coll., 2007; Stella, Franceschi, Savelli, 2008) hanno confermato e sottolineato l’associazione esistente tra i diversi disturbi dello sviluppo, rilevando percentuali significative di correlazione (15-20%) tra difficoltà di lettura e disabilità del linguaggio.
Alcune tra le ipotesi eziologiche più accreditate indicano la possibilità di ricondurre entrambi questi disturbi a fattori quali il deficit della memoria di lavoro fonologica e la debolezza della memoria procedurale, vale a dire di quel sistema di memoria che permette una buona fluenza, sia a livello discorsivo sia nella lettura, grazie all’automatizzazione dei processi attivati nelle due produzioni espressive.

Va specificato che per “Disturbo di Linguaggio” si deve intendere un ritardo o un’alterazione nella codifica fonologica, sintattica, semantico-lessicale e pragmatica in senso generale; i “Disturbi Specifici di Linguaggio” (DSL) sono difficoltà a carico di alcune o di tutte le componenti del sistema linguistico citate, in soggetti comunque integri dal punto di vista sensoriale, neurologico, cognitivo e relazionale.

I DSL possono dunque manifestarsi come disturbi della codifica fonologica (potta per porta, podo per dopo, areio per aereo, ecc.) e/o semantico-lessicale (mano per dito, sedia per tavolo…) e/o morfo-sintattica (dammi regalo, i bambini giocare, vado della nonna).

Così come avviene per i Disturbi Specifici di Apprendimento, anche i Disturbi Specifici di Linguaggio rivelano un’elevata familiarità e, sempre analogamente ai DSA, essi escludono, come già affermato, la presenza di un deficit cognitivo; pertanto, il bambino con DSL è un bambino che non ha una disabilità intellettiva e che pur tuttavia presenta atipicità nello sviluppo linguistico rispetto alle attese in base all’età cronologica o, comunque, uno sviluppo non adeguato rispetto ad altre competenze.

Di fatto, un linguaggio poco sviluppato o inadeguato rappresenta un importante predittore della dislessia evolutiva e della disortografia e già nella scuola dell’infanzia esso consente l’individuazione di casi a rischio relativi al disturbo di lettura e/o di scrittura. Alcuni studi che hanno approfondito la relazione tra DSA e DSL hanno evidenziato che circa la metà dei bambini, in età prescolare, con ritardo nello sviluppo del linguaggio ha mostrato difficoltà di apprendimento nei primi anni della frequenza scolastica.

In riferimento ai disturbi specifici di linguaggio, nella maggior parte dei casi si tratta di disturbi transitori a prognosi favorevole, ma anche se in molti bambini le difficoltà evidenziate in età prescolare si riducono progressivamente, fino a scomparire entro il primo anno di scolarizzazione, ciò non deve indurre a ignorare o sottovalutare eventuali indicatori di debolezza espressiva di tipo articolatorio-fonatorio, oltre a segnali di difficoltà nella produzione di costruzioni sintattiche complesse, come pure evidenze di scarsa fluenza e povertà semantica.

L’età critica per l’identificazione del DSL va dai 3 a non oltre i 4 anni: in questa fase dello sviluppo del bambino è possibile distinguere tra “parlatori tardivi” e soggetti con un possibile Disturbo Specifico del Linguaggio.

La sensibilizzazione di genitori e insegnanti rispetto alle criticità nell’espressione verbale del bambino e la capacità di riconoscere gli indicatori di rischio più frequenti (familiarità, vocabolario ridotto, persistenza di espressioni verbali incomprensibili) diventano essenziali per un intervento quanto più possibile tempestivo.

Un’attenta valutazione di questi fattori permetterà di affrontare più efficacemente i problemi legati allo sviluppo del linguaggio, fattori che, se ignorati, potrebbero aggravare il quadro complessivo dell’apprendimento scolastico.

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