E’ giusto inserire dei “reminder” nelle verifiche per studenti BES/DSA?

Gentile Signora,

ho letto con interesse il Suo articolo su come strutturare una verifica di grammatica inglese per BES/DSA. Ho visto che nella verifica stessa ha messo anche dei suggerimenti tipo “in inglese il passato si costruisce con -ed”.

Questo mi lascia molto perplessa perché la verifica dovrebbe servire appunto per verificare se l’alunno ha imparato come si costruisce il simple past in inglese. Se gli do già la risposta, che senso ha la verifica? Va bene scrivere in caratteri più grandi, in maiuscolo e ridurre le domande, ma dare anche le risposte mi sembra troppo, tanto più che i ragazzi BES/DSA devono per legge affrontare gli stessi contenuti del resto della classe.
Devo ammettere che sono molto confusa su questo punto, perché la legge del 2010 non è precisa e dà adito a molte interpretazioni. A volte vengono etichettati come DSA anche alunni che hanno problemi cognitivi molto più seri. Avrei piacere di sentire la sua opinione sulle mie perplessità.

 

Rossana Gabrieli – Le Linee Guida relative alla 170 prevedono l’uso di schemi, mappe, supporti in fase di verifica, sia in corso d’anno che in sede d’esame. Ovviamente, tali strumenti compensativi contengono riferimenti ai contenuti della verifica stessa e, dunque, funzionano da supporto ai punti di caduta dei DSA. Il fatto di inserire nel corpo stesso della verifica dei reminder consente una concentrazione, anche visiva, di ciò che occorre allo scopo. Ma, se si guarda bene il modello proposto, da nessuna parte è scritto o indicato quali siano i verbi regolari a cui il reminder si riferisce (ovvero, non è scritto: unisci il suffisso “ed” ai verbi play, study, eccetera). Questo, è lasciato al ragazzo, così come è lasciato al ragazzo il compito di ricordare se la “Y” finale resta o si muta in “i”, prima di incontrare il suffisso. Insomma, è come dire che ciò che appare sfacciatamente scontato a noi fortunati normolettori e normoscrittori non lo è affatto per persone DSA, che sempre e con difficoltà devono fare i conti con una faticosa presa d’atto di quanto appare sotto i loro occhi, nello spazio di una verifica.

Quanto ad “etichettare come DSA ragazzi che hanno problemi molto più seri”, bisogna sempre fare riferimento alle documentazioni agli atti della scuola: cosa dice la diagnosi? Quali sono i codici riportati? Il DSA esclude di per sé il ritardo cognitivo, ciò che conta, ovviamente, è la severità del disturbo, ma proprio per questo i docenti procedono alla stesura di un Piano Didattico Personalizzato, che serve a declinare sul singolo caso le specifiche necessità.

Auguro buon lavoro.

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