Quali strategie è possibile adottare con un alunno con Disturbo Oppositivo Provocatorio?

Sono un’insegnante di inglese in un istituto tecnico della provincia di Monza. In tutte le classi ho ragazzi definibili DOP, ma uno in particolare mi indispone e mi rende difficile trovare una relazione positiva con lui. È di classe terza, quindi ha 16 anni. Cerca sempre di svalutare le attività che propongo dicendomi anche chiaramente che la prof dell’anno scorso era più brava di me. Non prende il libro, non apre il quaderno, sta seduto al suo posto con il cellulare cercando di coinvolgere nelle sue attività i compagni vicini disturbando chiaramente la lezione e quindi spesso i disturbatori diventano due/tre/quattro. Richiami e note non lo toccano. Ho convocato la madre che dichiara apertamente la sua incapacità di gestirlo. Quando dice qualcosa di giusto cerco di valorizzarlo e capisco che questo gli piace, ma lo fa così di rado. Ultimamente cerco di isolarlo. Richiamo i compagni vicini a lui in modo che lui si senta tagliato fuori, ma non so se questo è giusto. Per ora sta più zitto, ma non fa quello che propongo alla classe e questo non mi piace, perché anche altri compagni si sentono autorizzati a non scrivere, non aprire il libro, ecc. Non so come comportarmi. In genere io voglio che tutti scrivano, leggano, eseguano le attività. La ringrazio della sua risposta.

 Rossana Gabrieli – Carissima Professoressa,

comprendo appieno e condivido in toto il suo stato d’animo, tanto più che lei veramente si sta mettendo in gioco con tutta la sua professionalità e la pazienza, ricorrendo sia alle “buone”, sia alle “cattive” e mettendosi in discussione.

Partiamo da quel minimo di buono che lei ha notato: “Quando dice qualcosa di giusto cerco di valorizzarlo e capisco che questo gli piace”. Gli parli a tu per tu, , non alla presenza della classe, dicendogli che le farebbe molto piacere se lui potesse preparare un argomento (magari tramite slide o attraverso modalità che lei sa che possono essergli congeniali) per le quali il ragazzo possa realmente dare un contributo. Gli chieda di spiegare il suo lavoro al resto della classe, in una sorta di “supporto” alla sua lezione; gli dica apertamente che a lei fa piacere se lui decide di essere una sorta di tutor o collaboratore durante la lezione. Gli chieda, poi, secondo lui quali possano essere altri compagni che potrebbero partecipare a questa modalità di “insegnamento collaborativo”, perché in questo modo lei sta dimostrando di tenere in conto la sua opinione anche rispetto a terzi (compagni di classe). Cerchi ed ottenga la collaborazione anche del dirigente, che potrebbe comunicargli anche lui, in prima persona, di apprezzarne i miglioramenti da lei segnalati

Si tratta di ragazzi che mettono a durissima prova la nostra pazienza: il loro “tallone d’Achille” è il bisogno di attenzione e di apprezzamento.

Mi faccia sapere!

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