Dislessia e capacità visive: che correlazione?

Dyslexic_visionDi Rossana Gabrieli (Rivista BES e DSA in classe) – Non capita spesso, ma a volte, di fronte ai primi sospetti che un bambino possa essere dislessico, ci si pone anche la domanda che possa non vedere perfettamente. Ma esiste una correlazione tra capacità visive e dislessia? E, soprattutto, ci sono studi su tale probabile correlazione?

Di sicuro, tra gli interventi più accreditati ed affascinanti, ci sono quelli condotti dal Professor Pierluigi Zoccolotti, Professore presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma, che ha coordinato un gruppo di ricercatori dell’IRCCS della Fondazione Santa Lucia di Roma. Tra le conclusioni del loro interessante lavoro leggiamo: “[…]Aspetto caratteristico della lettura dei ragazzi italiani con disturbo di lettura è la loro lentezza[…].Le ragioni di questo rallentamento possono essere comprese se si esaminano i movimenti oculari durante la lettura di un brano o di una lista di parole. Sempre il gruppo di lavoro di Zoccolotti, utilizzando questo paradigma sperimentale ha evidenziato che gli alunni e studenti dislessici presentano un numero molto elevato di movimenti saccadici di piccola ampiezza, dimostrando una scansione sequenziale del materiale stimolo. Un’analisi sequenziale e frazionata dello stimolo risulta in modo particolarmente evidente nel caso di stimoli più lunghi: i movimenti oculari aumentano in funzione della lunghezza dello stimolo in modo simile sia per parole che per non-parole. Questo modello costante  è coerente  con l’idea che i ragazzi con  difficoltà di  lettura  usino  in modo prevalente la via  di lettura sub-lessicale, indipendentemente dalla natura dello stimolo.  Viceversa, nei buoni lettori il fattore lunghezza influenza la scansione oculare in modo diverso a seconda del tipo di stimolo. Se si leggono parole, i movimenti oculari risentono poco del numero di lettere; se si leggono non-parole, invece, la scansione è relativamente dipendente dalla lunghezza dello stimolo. Il pattern di risultati per i ragazzi con normali abilità di lettura è coerente con l’uso flessibile della via lessicale e di quella sub-lessicale”.

Dunque, i movimenti oculari dei soggetti dislessici sono più frequenti, con un alto numero di movimenti saccadici di piccola ampiezza. Esiste, volendo tradurlo in un’immagine più semplice, anche a livello fisiologico, un maggiore impegno e, dunque, una maggiore “fatica”.

Sappiamo che non possiamo pensare di eliminare il confronto tra parola scritta e dislessia, ma ricordiamoci, ogni volta, che la persona DSA vive questo confronto con un maggiore impegno di risorse.

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