Quali sono i Test di primo e secondo livello per lo screening dei DSA? In quali aree di competenza rientrano? Scheda pratica di sintesi

screening_besDi Alessia Vilei (Rivista BES e DSA in classe)

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La letteratura dimostra come nella storia dei disturbi dell’apprendimento scolastico la precocità dell’intervento, sia didattico che riabilitativo, sia un elemento prognostico estremamente significativo. Infatti, un intervento avviato precocemente riduce l’entità del disturbo, e ove possibile, conduce ad una risoluzione. Inoltre, l’individuazione precoce diminuisce le probabilità di un insuccesso scolastico e la compromissione dello sviluppo della personalità del bambino e previene fenomeni di dispersione scolastica. Con l’introduzione della legge 170 del 2010 si segnala in maniera chiara e definitiva la responsabilità dell’insegnante nell’individuazione dei primi sintomi del disturbo e nel potenziamento delle abilità deficitarie. Laddove l’intervento dell’insegnante non fosse sufficiente, questi è tenuto a segnalare la persistente difficoltà dell’allievo alla famiglia, in modo che si abbia la possibilità di accedere alla didattica personalizzata ed ai programmi riabilitativi. Sarebbe di estrema utilità per gli insegnanti poter avviare entro i primi mesi di scuola uno screening a tappeto nelle classi del primo ciclo della primaria, in modo da riuscire ad individuare tempestivamente le situazioni a rischio, e quindi intraprendere i percorsi più opportuni. All’ingresso della prima, la valutazione ha come obiettivo l’accertamento dell’acquisizione delle competenze cognitive e strumentali per imparare a leggere e a scrivere, mentre in seconda si valuta la rapidità e la correttezza delle performance di lettura, scrittura e calcolo. L’uso di specifici strumenti standardizzati si configura come importante risorsa per gli insegnanti in quanto dà la possibilità di basarsi su alcune evidenze per decidere il percorso migliore per il bambino e, soprattutto, per decidere se questo è pronto per affrontare apprendimenti di livello superiore. Tuttavia, è opportuno che in questo percorso i docenti vengano affiancati da psicologi esperti in disturbi dell’apprendimento, che abbiano esperienza nella somministrazione e nello scoring dei test, e che abbiano la sensibilità clinica indispensabile per la discriminazione delle varie possibilità di espressione del disturbo. Uno specialista può, inoltre, progettare un intervento riabilitativo ed un programma di potenziamento, e valutare insieme agli insegnanti i progressi e la globalità delle variabili (cognitive, emotive, sociali e psicologiche) implicate nel processo. Il lavoro a scuola, in ogni caso, sarà di natura differente da quello eventualmente svolto in contesto clinico, per questo non possiamo parlare di trattamento delle difficoltà ma solo di potenziamento delle aree carenti. La prima positiva ricaduta di un progetto di screening ad ampio raggio, sistematicamente attuato, tuttavia, è di natura culturale e riguarda la presa di coscienza delle famiglie rispetto alle difficoltà del proprio figlio. Infatti, una delle problematiche spesso incontrate dagli/le insegnanti consiste nella mancanza di collaborazione dei genitori, o nella loro riluttanza ad ammettere che esista un problema da affrontare. Invece, in un percorso di screening introdotto o seguito da una serie di incontri con le famiglie, si metterebbero gli insegnanti in condizione di aiutare gli stessi genitori a comprendere il contesto del disturbo, a creare un luogo fisico e psicologico in cui riflettere e lavorare in sinergia per facilitare il compito del bambino, anche avviando un vero e proprio processo diagnostico, abilitativo e di crescita.

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