Estate “metacognitiva”. Dieci utili quesiti sul metodo di studio

metodo_studiodi Rossana Gabrieli (Rivista BES e DSA in classe)

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“Giulia non ha tanto bisogno di ripassare il programma: il suo problema vero è la mancanza di un metodo di studio”.

La constatazione che riguarda Giulia, seconda media appena conclusa, è stata tante volte rivolta dagli insegnanti agli studenti, che sentono di avere una lacuna che tuttavia non sanno come colmare.

La conquista di un metodo di studio non si apprende meccanicamente e, soprattutto, non è uguale per tutti, ma dipende dallo stile di apprendimento, individuato, monitorato e valutato.

Quando si dice che un compito è stato svolto bene o male non si fa che sancire l’ultimo atto di un intero processo non solo cognitivo, ma anche motivazionale ed emotivo; infatti, è un errore pensare di far coincidere intelligenza ed apprendimento in relazione strettamente biunivoca.

Ed allora, il periodo estivo può essere messo a frutto per lavorare meta-cognitivamente sul proprio stile di apprendimento.

Al ragazzo/alla ragazza che studia, chiediamo di spiegarci se si sente più o meno a suo agio ascoltando qualcuno che “racconta” l’argomento, o guardando un video o osservando uno schema con immagini e parole.

Proseguiamo osservando come vengono approfonditi i contenuti: c’è chi ha bisogno di ripetere muovendosi avanti e indietro per una stanza, c’è chi sottolinea o evidenzia alcune parole o passaggi, c’è chi organizza dei brevi Powerpoint.

Se le modalità risultano efficaci perché migliorano i risultati dello studio, ottimizzando tempi di applicazione e le risorse personali, allora è importante mettere alla prova l’intero percorso con tutte le materie di studio, soffermandosi su quanto non va e riflettendo sulle difficoltà per cercare il modo di affrontarle.

È importante, però, che tutto quanto viene messo in atto proficuamente venga portato a livello di coscienza, prendendone atto, verbalizzandolo e diventandone consapevoli, perché l’atto di imparare venga posto sotto il proprio controllo e ci si senta protagonisti autorevoli del proprio processo di apprendimento.

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