Come comportarsi se la famiglia di un alunno DSA si oppone all’uso di uno strumento didattico da parte del docente?

Sono docente in una scuola secondaria di primo grado ed ho un’alunna DSA (disgrafica) che da quest’anno (seconda media) utilizzerà la video scrittura e i libri digitali. La famiglia ritiene pertanto che:

– alla ragazza non siano più necessari i quaderni di carta;

– non sia necessario stampare quanto digita perché costa troppo.

Come docente sono costretta ad accettare che la ragazza in questione non abbia nulla di cartaceo completo: quello che dovrebbe stampare e i materiali che fornisco io (che non intendo lasciare fino a quando non vedo un quaderno per contenerli perché andrebbero persi).

Inoltre la ragazza non riesce ad utilizzare i libri digitali perché non ha scaricato il programma per lavorare sui libri con un pdf aperto. Come docente cosa posso fare, visto che manca la collaborazione della famiglia che quasi appare infastidita dalle richieste della video-scrittura e dei libri digitali?

Grazie

Rossana Gabrieli – Nel Piano Didattico Personalizzato si trovano spazi appositi per cui tutte le componenti che ruotano attorno allo studente DSA ed al suo problema abbiano voce in capitolo. Tuttavia, ricordiamo che si parla, di piano DIDATTICO personalizzato, proprio per porre l’accento sulla valenza dell’azione docente, visto che il percorso educativo, pedagogico e formativo si attua in ambiente scolastico.

La famiglia può manifestare, pertanto, la propria difficoltà o impossibilità ad utilizzare alcuni supporti a casa durante le attività pomeridiane, ma non può unilateralmente precludere al docente quali strumenti adottare nell’atto del proprio insegnare.

Fatelo presente alla famiglia per trovare un punto d’intesa.

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