Bisogna richiedere annualmente una certificazione agli studenti con “working memory” gravemente carente?

Buongiorno,

sono la mamma di una ragazzina di 16 anni che frequenta la terza superiore di un liceo situata nella provincia di Alessandria.

Mia figlia è stata valutata da una psicopedagogista per la prima volta all’età di 9 anni per una lentezza nello studio, a mio parere non nella norma per una bambina della sua età e, da una prima analisi, era emerso che esistevano difficoltà oggettive nella comprensione di testi e una carenza abbastanza rilevante nella memoria a breve termine, ma in quel caso è stato sufficiente intervenire con mappe concettuali e piccole strategie didattiche preventivamente concordate con colloqui informali con gli insegnanti, stesso approccio con la scuola secondaria di primo grado…

Diverso è stato poi l’approccio con gli studi della scuola secondaria di secondo grado, perché l’impegno profuso da mia figlia e le lunghe ore di studio non erano più sufficienti per far fronte agli impegni scolastici.

Per tale motivo abbiamo provveduto a ricontattare la Psicopedagogista e la ragazza è stata valutata nuovamente e i problemi evidenziati in passato si sono ripresentati, ma a questo punto si richiedeva un intervento immediato, ciò vuol dire che la psicopedagogista ha steso una relazione dettagliata di ciò che ha riscontrato e di quali interventi doveva porre in essere la scuola, misure compensative e dispensative ed io l’ho presentata alla scuola, e li comincia il mio calvario.

Ora entro nel merito di quanto vorrei riuscire a capire.

La sua problematica più seria è quella di avere GRAVEMENTE CARENTE la “ Working Memory”, perciò è stata inserita nei Bisogni Educativi Speciali, è stato redatto un piano Didattico Personalizzato che fino all’anno scorso è stato applicato.

Ogni anno però mi veniva richiesta la certificazione dell’ASL della quale io non ero a conoscenza, perciò, ottenute le informazioni necessarie dalla Dottoressa che mi ha seguita, mi è stata data l’indicazione di informare la scuola che per il problema evidenziato per mia figlia che non rientra nella legge 170, non era necessaria alcuna certificazione.

Ora, fermo restando che la scuola non si è minimamente mossa dalle sue rigide posizioni e la certificazione la voleva a prescindere, mi sono recata con tutta la mia pazienza all’ASL per farmi rilasciare questa certificazione.

La neuro psichiatra dell’ASL della mia città, tra l’altro indicatami dalla scuola, ha più volte ribadito che io quella certificazione NON LA DOVEVO ASSOLUTAMENTE RICHIEDERE, ha informato la scuola telefonicamente ma nulla è bastato a quel punto gentilmente ha apposto un timbro su carta intesta ASL con la dicitura “Vedi relazione” ricalcando semplicemente quanto relazionato in precedenza dalla psicopedagogista, perché nulla di più avrebbe potuto fare.

Ora non mi costa nulla ogni anno andare all’ASL richiedere una certificazione che non dovrei richiedere, farmela rilasciare da chi mi ribadisce che non dovrebbe rilasciarla e consegnarla alla scuola che quest’anno si è DIMENTICATA che mia figlia aveva un PDP, ma a questo punto vorrei davvero capire cosa in realtà dovrei fare e quali diritti ho visto che ogni anno io il PDP me lo devo sudare.

Chiedo scusa per essermi un po’ dilungata e confidando in un vostro riscontro saluto cordialmente

Rossana Gabrieli – Gentilissima signora,

a volte capita che tra scuola, famiglia e specialisti si svolga un braccio di ferro logorante, spesso soltanto perché si vuole, da parte della scuola, che ci sia una “copertura” tangibile che giustifichi le successive scelte didattiche e valutative.

Ritengo che, nel caso di sua figlia, tuttavia, la situazione che lei descrive potrebbe essere scaturita dal fatto che i diversi passaggi scolastici (prima dalla secondaria di primo grado alle superiori e poi dal biennio al triennio) abbiano aumentato i livelli di attenzione e la volontà di tenere aggiornata la documentazione relativa alla ragazza che è giunta al liceo già con una relazione psicopedagogica.

A questo punto, però, e fino alla fine del percorso scolastico di sua figlia, in effetti, non sussiste nessun obbligo di aggiornare la diagnosi e nulla, oltre quanto da lei esibito, le dovrebbe più essere richiesto, tranne che non intervenga qualche cambiamento significativo nel percorso evolutivo della ragazza.

Cordiali saluti.

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