La sindrome di Klinefelter tra i banchi di scuola: come intervenire a livello didattico

di Simona Cagnazzo e Rossana Gabrieli

Se ne sa poco e se ne parla ancor meno, ma tra le anomalie cromosomiche, riferite esclusivamente alla popolazione maschile, esiste la Sindrome di Klinefelter.

Da un punto di vista scolastico, educativo e didattico, questa patologia, complessivamente abbastanza rara e difficile da riconoscersi, necessita di attenzione, poiché può annoverarsi tra i Bisogni Educativi Speciali.

Soggetti con sindrome di Klinefelter infatti siedono, come ogni altro studente, tra i banchi di scuola, non sempre riconoscibili dalle caratteristiche fisiche (specialmente durante l’infanzia), ma recanti comportamenti e segnali a livello di apprendimento da tenere in debito conto.

I soggetti con tale sindrome hanno solitamente un quoziente intellettivo entro i limiti normali, ma sono presenti, in particolare, deficit del linguaggio e delle abilità verbali in generale. Nell’infanzia la produzione delle prime parole avviene in ritardo. Possibili è anche la presenza di ADHD e disturbi dello spettro autistico. Anche il livello delle abilità motorie risulta affetto, e globalmente lo sviluppo dei bambini con sindrome di Klinefelter mostra similitudini con quello di bambini con disprassie.

Rispetto alla popolazione generale, è più alta l’incidenza di problematiche quali ansia, depressione, disturbi comportamentali e schizofrenia. Bambini e adolescenti affetti dalla sindrome, inoltre, mostrano più spesso rispetto ai coetanei una bassa autostima e difficoltà di socializzazione

Anche in questo ambito riveste una grande importanza la precocità della diagnosi, soprattutto se prenatale: questa consente infatti di intervenire per tempo, e quanto più è precoce, tanto minore è l’incidenza di disturbi del linguaggio e dell’apprendimento.

Pertanto, a livello didattico, la risposta deve intervenire attraverso attività non prolungate, preferibilmente di carattere scritto, per non aggravare le difficoltà presenti a livello verbale, con ricorso a schemi e/o mappe per sostenere le difficoltà nella memorizzazione. Soprattutto per rispondere alla bassa autostima ed alle difficoltà di socializzazione è importante favorire l’inserimento di questi soggetti in attività in piccoli gruppi, non tralasciando di valorizzare i buoni risultati raggiunti per sostenerne l’autostima.

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