Gli alunni con BES: uno sguardo al disturbo dello spettro autistico

unnamed-2di Paola Manno

Il disturbo dello spettro autistico nel DSM-5 (Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali) include sotto un’unica voce il disturbo autistico, la sindrome di Asperger, il disturbo disintegrativo dell’infanzia e il disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato, i quali erano invece classificati singolarmente nella precedente edizione del manuale diagnostico.

È evidente come quest’unica definizione racchiuda un ventaglio estremamente ampio di tratti molto diversi tra loro, accomunati da due caratteristiche con tre livelli di severità:

  • deficit socio-comunicativi;
  • interessi ristretti e comportamenti ripetitivi.

Questo disturbo evolutivo rientra nei BES solo in assenza di disabilità intellettiva, in quanto altrimenti si sfocerebbe nella Legge 104/92.

I bambini con autismo evitano il contatto oculare, hanno difficoltà di comprensione ed elaborazione del messaggio verbale e non verbale, usano un linguaggio e dei movimenti stereotipati,  non giocano allo stesso modo dei coetanei, non sono capaci di stabilire e mantenere relazioni con i coetanei e non condividono le emozioni altrui a casa nella mancata mentalizzazione (capacità di comprendere gli stati d’animo altrui).

Un ostacolo strettamente connesso a questo disturbo è quello dell’inserimento sociale. A causa di questo modo non convenzionale di comunicare ed agire, essi non vengono facilmente compresi, entrare nel loro mondo è impegnativo e purtroppo spesso anche i coetanei più disponibili si arrendono non trovando efficace la comunicazione.

È importante conoscere questo disturbo perché solo comprendendolo si possono trovare delle strategie per ridurre la distanza tra due modi diversi di vedere il mondo. Gli stessi bambini con disturbo dello spettro autistico compiono grandissimi sforzi per adattarsi  alle nostre convenzioni sociali. Ad esempio il trattamento A.B.A (Applied Behavior Analysis – analisi del comportamento applicata), ricorre a tecniche e metodi scientifici basati su principi che hanno l’obiettivo di promuovere comportamenti adattivi e di ridurre quelli problematici (Cooper, Heron & HHeward, 1989).

“A parità di danno biologico o neurologico, la differenza tra due bambini – e due futuri adulti – la fanno il contesto affettivo famigliare e le opportunità di educazione e inserimento che la società riconosce loro.” Frith U., (2005). L’autismo spiegazione di un enigma. Editori Laterza

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